Quando penso all’Estonia, e alla mia esperienza Erasmus studio di quattro mesi, mi viene in mente una sola parola: Europa. Europa ed europeismo. Questo piccolo paese, incastonato nel Baltico e distante poche ore dalla Finlandia e dalla confinante Russia, è infatti una delle poche roccaforti simbolo, oggi, dello spirito e dello scambio comunitario. Un paese che proprio quest’anno, nel 2018, festeggia il centenario della propria indipendenza e al passato sembra avere voltato completamente le spalle, mentre è orgoglioso e fiero del proprio presente e del suo futuro promettente.

La scelta di trascorrere un periodo di studio in Estonia per scoprire e assaporare una parte d’Europa tanto analizzata nel mio corso di laurea, ma poco conosciuta realmente, non poteva essere più azzeccata. In particolare, il soggiorno presso l’Università di Tartu, seconda città per numero di abitanti e capoluogo culturale e giovanile dell’Estonia, si è rivelato un’esperienza proficua tanto dal punto di vista accademico quanto personale. Conoscevo, infatti, la propensione degli estoni per lo studio e lo sviluppo dell’informatica e per tutto ciò che fosse tecnologico, digitale, veloce e moderno. Viceversa, mai mi sarei aspettata di trovare una popolazione così entusiasta, positiva ed assetata di condivisione e partecipazione politica, in primo luogo verso l’Europa.

“The situation is shitty, but this is the fertilizer of our future”. Motto di Lennart Meri, intellettuale e poliglotta di tendenze europeiste. Ex Presidente della Repubblica estone per due mandati, dal 1992 al 2001. La scritta accoglie i visitatori all’aeroporto della capitale, Tallin

Sì, perché l’Estonia fa parte della grande famiglia europea da soli quattordici anni, è entrata ed ha adottato la moneta unica- quest’ultima nel 2011- con il grande, e contestato, allargamento del 2004, eppure il suo slancio europeista supera, nel dibattito e soprattutto nella realtà, di gran lunga quello dei paesi fondatori dell’Europa occidentale. L’attenzione verso le minoranze, in particolare quella russa, è un punto sensibile che contraddistingue le politiche culturali ed economiche del paese, così come la forte volontà di attrarre giovani, studenti di tutte le discipline, umanistiche e scientifiche, desiderosi di portate le proprie idee ed investire in uno dei paesi più digitali e propensi all’imprenditorialità al mondo. L’impressione che ho ricevuto è che a Tartu il contante quasi stia sparendo: un caffè, una fetta di torta, la spesa, tutto si paga strisciando la propria carta di credito o bancomat senza attese e con grande efficienza.

I corsi universitari, tra cui quelli offerti dallo Johan Skytte Institute of Political Studies da me frequentato, hanno tutti una piattaforma on-line con il syllabus aggiornato delle lezioni, il materiale d’esame diviso per argomenti, con video ed esercizi caricati quotidianamente e le cosiddette “Moodle discussions” moderate e gestite dal professore e dagli studenti del corso. Parte del punteggio d’esame verte, infatti, sugli interventi e sulle presentazioni svolte durante le lezioni, per lo più in forma seminariale, ma soprattutto sulle discussioni on-line, continuamente aggiornate e stimolate dai docenti. I professori rispondono singolarmente ad ogni intervento e assegnano un punteggio di settimana in settimana, spronando e incoraggiando gli studenti alla lettura di nuovi materiali, articoli e incitando a “fare ricerca” in maniera critica e indipendente.

 

L’Università di Tartu, fondata nel 1632 dal re svedese Gustavo Adolfo

Tuttavia, oltre alla forte inclinazione tecnologica l’“e-estonia” offre paesaggi e panorami a dir poco spettacolari. I boschi e le foreste coprono circa la metà del paese e numerose sono le aree protette e salvaguardate tra cui il famoso parco nazionale Lahemaa, amato dagli estoni per la grande vastità di animali ospitata, tra cui orsi bruni e renne. Eppure, è difficile immaginare che circa trent’anni fa quest’area, come molte altre vicine al Baltico, era preda dell’inquinamento e dei piani quinquennali e ancora più complicato è pensare come in questo breve lasso di tempo lo scenario sia completamente mutato.

La riserva naturale di Otepää, nella parte nord della contea di Valga. D’inverno diventa la stazione sciistica più amata e frequentata dagli estoni

Ma, proprio come ho potuto notare in questi quattro mesi invernali, l’Estonia è un paese che sorprende e cattura proprio per i suoi veloci e repentini cambiamenti: dalla prima nevicata di metà ottobre, alla carta d’identità estone-ebbene sì, per i cittadini europei che risiedono nel paese per più di tre mesi è obbligatorio registrarsi, rigorosamente on-line, per accedere all”E-Residency” e diventare a tutti gli effetti cittadini del paese- agli studenti in gran parte americani e provenienti dal Caucaso, ai professori italiani che hanno scelto di trasferirsi a Tartu e ne hanno fatto la loro nuova casa. Perché l’Estonia accoglie tutti, non importa da quale parte di mondo si venga e quanto il proprio presente sia confuso e agitato, basta che di questa confusione se ne faccia “il fertilizzante del futuro”.

 

 

 

 

A cura di: Domitilla Mazzoleni

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