Visto il gran numero di candidati alle elezioni di midterm non è facile orientarsi. In un articolo precedente – che trovate qui – vi abbiamo spiegato come funzionano, cosa c’è in ballo e quali sono i temi scottanti. In questo articolo vi indichiamo alcuni dei volti chiave che val la pena tenere d’occhio nella notte tra il 6 ed il 7 novembre.

Iniziamo con una serie di “primati”.

Christine Hallquist ha 62 anni, è candidata con il Partito democratico ed ha un passato come ingegnere della Ibm e  come manager di una società energetica. Si candida nel Vermont di Sanders, stato dalla tradizione liberal, e potrebbe essere la prima governatrice transessuale degli Stati Uniti.

Altro importante caso è quello di Sharice Davids che potrebbe essere la prima indiana  d’America ad entrare nel Congresso. Ha 38 anni, è lesbica e  fa parte della tribù Ho Chunk Nation del Wisconsin, ma corre nella circoscrizione 3 del Kansas, dove si trasferì per studiare e dove esercita come avvocato.

Sharice Davis

Sharice Davids

Altre due donne native americane corrono, e se vincessero sarebbe anche stavolta un primato, rispettivamente per il Congresso e per la carica di Governatore dell’Idaho: Deb Haaland (New Mexico) e Paulette Jordan, entrambe del Partito democratico.

Gina Ortiz Jones è invece di origini filippine, è una veterana di guerra, omosessuale, e potrebbe essere la prima donna con queste caratteristiche ad essere eletta al Congresso come rappresentante del Texas. Lupe Valdez, ex sceriffo della contea di Dallas potrebbe invece essere la prima donna ispanica e lesbica a divenire Governatore dello stato della stella solitaria.

Primati e minoranze trovano un volto ulteriore in Jahana Hayes, insegnante di 45 anni, che potrebbe essere la prima afroamericana ad essere eletta al Congresso come rappresentante del Connecticut. La Hayes è una self made woman: è nata in una casa popolare, sua madre era una drogata e quando era adolescente è rimasta incinta e ha dovuto crescere il figlio da sola.

jahanahayes_fbjh_180703

Jahana Hayes

I primati si intrecciano poi con delle candidature di origine medio-orienatale e africana che possono far discutere: Rashida Tlaib, Anmar Campa – Najjar e Ilhan Omar.

Rashida Tlaib è nata e cresciuta a Detroit quarantadue anni fa, ma di origini è palestinese ed è stata la prima musulmana-americana a vincere un seggio per un Congresso locale, in Michigan; fa parte dei Democratic Socialist of America.

Di origine palestinese è anche Anmar Campa – Najjar, 29 anni, figlio di un immigrato palestinese musulmano e di una madre cattolica e messicana. Corre per la Camera nella circoscrizione 50 della California, un seggio non facilissimo perché tradizionalmente conservatore.

Ilhan Omar è nata a Mogadiscio, in Somalia, trentacinque anni fa. È una rifugiata e potrebbe essere la prima persona con questo status ad entrare nel Congresso: corre infatti per la Camera nella circoscrizione 5 del Minnesota.

Ilahan Omar

Ilhan Omar

Vi sono poi quattro sfide importanti che meritano di essere seguite, ed anche qui si ripropongono dei possibili primati.

In primis quella per la carica di governatore della Florida in cui Andrew Gillum, del Partito democratico, potrebbe diventare il primo governatore afroamericano dello stato. Gillum ha 39 anni, è l’ex sindaco della capitale dello stato, Tallahassee, ed è sfidato da Ron De Santis, supporter di Trump, dalle posizioni omofobe e critiche verso il procuratore speciale Muller che gli hanno fatto perdere molti consensi.

Vi è poi la poltrona per il Senato dall’Arizona, lasciata libera dall’oppositore (repubblicano) di Trump Jeff Flake – c’è chi dice che potrebbe candidarsi alle prossime primarie. A sfidarsi sono due donne, in uno stato che non ha mai eletto una senatrice donna: Martha McSally per il GOP, Kyrsten Sinema per i democratici. La prima è un ex colonnello dell’aviazione, la seconda è una militante e attivista pacifista con un background politico nei Verdi.

Martha McSally

Martha McSally

In California una sfida interessante è quella per il 48 distretto per la Camera: qui si sfidano Harley Rouda, dei democratici, e il repubblicano Dana Rohrabacher. La sfida è interessante perché è dall’esito incerto: Rohrabacher è da una trentina di anni il leader del distretto, ma è implicato nel Russiagate e questo lo penalizza. Rouda è invece stato un repubblicano fino al 2016 e questo può penalizzarlo tra le donne ed i giovani.

Tra le ultime sfide che vi proponiamo è quella del 6 distretto per la Camera in Kentucky. Andy Barr del Partito repubblicano è in sfida con Amy McGrath dei democratici. Il Kentucky è uno degli stati chiave del trumpismo, ma ciò nonostante la McGrath – ex tenente dei marine, prima donna in missione a pilotare un F-18 – è riuscita a salire nei sondaggi che oggi gli danno gli stessi consensi dell’avversario. Se i democratici dovessero vincere sarebbe un duro colpo per il Grand Old Party.

Altra sfida importante è quella che coinvolge l’afroamericana Stacey Abrams, del Partito democratico, e Brian Kemp, del GOP.

Stacey Abrams

Stacey Abrams

Se la Abrams fosse eletta sarebbe la prima donna afroamericana a ricoprire il ruolo di governatore, ma la sfida è importante anche per le pratiche di limitazione al voto messe in atto da Kemp di cui vi abbiamo parlato in questo articolo.

Molte sono le donne candidate, in larga parte espressione delle minoranze etniche: sarà l’anno delle women of color?

Due  casi di rilievo: Alexandria Ocasio-Cortez e Beto O’Rourke

Alexandria Ocasio-Cortez: 29 anni, nata nel Bronx da madre portoricana e padre americano, probabilmente sarà eletta rappresentante alla Camera. Durante le primarie ha sconfitto un candidato difficile, Joe Crowley, che vantava molti anni di presenza alla Camera. Terminati gli studi a Boston con la lode, Ocasio-Cortez ha deciso di tornare nel Bronx per poter aiutare la madre che, dopo la morte del marito, rischiava il pignoramento della casa, lavorando come educatrice e barista.

AbHcStkl_400x400

Alexandria Ocasio-Cortez

La giovane politica riassume in sé diverse storie ed anche per questo ha successo: è espressione di quelle minoranze che poi tanto minoranze non sono – latinos e afroamerican –, ma anche dei “ghetti” e di chi rischia di perdere la casa. Non solo: è anche una giovane self made woman che aspira ad arrivare al Congresso, riassumendo così le speranze dei giovani e delle donne. Politicamente fa parte dei Democratic Socialists of America, come Bernie Sanders, e ne è divenuta il volto su scala nazionale. Proponendo l’accesso gratuito all’università, il diritto alla casa, l’aumento del salario minimo a 15 dollari l’ora, la garanzia d’occupazione e Medicare, Ocasio-Cortez ha conquistato anche l’elettorato working class.  (articolo Serena).

Alexandria Ocasio-Cortez è inoltre espressione dei giovani politici emergenti, etnicamente eterogenei, un po’ più a sinistra delle attuali posizioni democratiche. Appoggiano Sanders e come lui hanno un rapporto conflittuale e problematico con i democratici, ma non vogliono essere outsider del partito e si muovono con naturalezza al suo interno, usandolo e riformandolo.

Beto O’Rourke, come suggerisce il cognome, è di origini irlandesi, ha 46 anni, una laurea alla Columbia e un passato in una piccola band punk-rock e qualche guaio per guida in stato di ebbrezza, cosa che gli è stata rinfacciata dai repubblicani. O’Rourke è il candidato al senato del Partito democratico in Texas, lo stato del potente senatore Ted Cruz.

Grazie ad un messaggio chiaro, ma che media tra “socialisti” e “moderati” del partito, O’Rourke è riuscito rapidamente a diventare un caso nazionale là dove ben pochi si aspettavano un tale exploit. Ha avuto un successo tale che, nonostante non si sia appoggiato ad alcun Political Action Committee (PAC) per cercare fondi per la campagna, è riuscito a raccogliere 70 milioni di dollari dalle donazioni, molte delle quali fuori dal Texas.

220px-Beto_O'Rourke,_Official_portrait,_113th_Congress

Beto O’Rourke

O’Rourke punta sui voti delle donne, degli ispanici e dei giovani, esprimendo così parte della tendenza in atto nel Partito democratico ad orientarsi verso queste fasce dell’elettorato. Ciò può essere una buona strategia sul medio – lungo periodo, visto che il GOP sta divenendo sempre più un partito bianco, non giovane e maschile, tutti fattori che potrebbero raggiungere un limite fisiologico a breve.

È difficile che Beto O’Rourke, comunque, riesca a vincere: 7 punti percentuali lo separano dalla vittoria, ma ciò nonostante il Texas è da tenere d’occhio perché potrebbe fornire il nome di un nuovo leader nazionale per il Partito democratico.

© Riproduzione riservata

 

Sono nato a Pisa il 25 aprile del 1992 e mi sono laureato, sia alla triennale che alla magistrale, in Storia moderna e contemporanea presso l’Università di Pisa.

Nelle mie ricerche mi sono occupato soprattutto di storia degli Stati Uniti e delle relazioni internazionali, ma anche di storia culturale e della politica, oltreché di filosofia, letteratura e musica.

Dal gennaio al maggio 2018 sono stato in Erasmus Traineeship alla Sorbona IV di Parigi, dove ho approfondito le mie ricerche sulle relazioni di potere tra polizia ed esercito, altro tema a me caro.

Adotto come impostazione metodologica quella indicata dalla storiografia delle Annales e una prospettiva in parte foucaultiana. Mi colloco inoltre vicino al pensiero esistenzialista di Sartre e Camus pur non affermando la mia adesione totale ai due sistemi di pensiero incarnati da questi autori. Credo infatti che sia necessario mantenere il pensiero libero e non ancorato ad una scuola precisa al fine di renderlo eclettico.