«L’ora è grave, la Francia è in pericolo, diverse insidie mortali la minacciano. […] Non è più tempo di procrastinare, altrimenti la guerra civile metterà fine al caos crescente e le morti, di cui sarete responsabili, si conteranno a migliaia».

Comincia così il testo di una lettera, pubblicata mercoledì 21 aprile dal settimanale di estrema destra francese Valeurs Actuelles, che invita il Presidente della Repubblica Emmanuel Macron, i membri del governo e i parlamentari a difendere il patriottismo e la Francia. Firmata da “venti generali in pensione, cento ufficiali di alto rango e più di mille altri soldati”, la lettera vede tra i primi firmatari l’ex generale Christian Piquemal, radiato nel 2016 per aver organizzato una manifestazione anti-migranti pochi mesi prima a Calais, nonostante un divieto della prefettura. Valeurs Actuelles non ha, però, pubblicato l’intera lista dei firmatari che è consultabile interamente sul sito Place d’Armes, fondato da chi ha scritto il testo della missiva: Jean-Pierre Fabre-Bernadac, ufficiale della gendarmerie.

La Ministra delle Forze Armate Florence Parly ha denunciato l’accaduto promettendo, questo lunedì su France Info, delle sanzioni molto dure una volta verificata l’identità dei firmatari, confermando (COSì) l’avvio di un’indagine interna.  Una dichiarazione diversa rispetto al tweet del giorno precedente in cui la Ministra sosteneva che si trattasse di «una tribuna di irresponsabili, firmata solo da soldati in pensione che non hanno più alcuna funzione nei nostri eserciti e rappresentano solo loro stessi».

Due giorni dopo la diffusione della lettera, il 23 aprile, Valeurs Actuelles ha pubblicato un messaggio della presidentessa del Rassemblement National, Marine Le Pen:  «come cittadina e come donna in politica, mi associo alle vostre analisi e condivido il vostro dolore. Come voi, credo che sia dovere di tutti i patrioti francesi, da qualunque parte provengano, levarsi per raddrizzare il paese e, diciamolo, per la sua salvezza. […] Vi invito ad unirvi alla nostra azione per prendere parte alla battaglia che si sta aprendo, che è certamente una battaglia politica e pacifica, ma che è soprattutto la battaglia per la Francia». La presa di posizione di Le Pen e l’iniziativa dei militari è stata condannata duramente dalla sinistra e in generale dai vari partiti francesi, tra cui Benoît Hamon e Jean-Luc Mélenchon.

I firmatari della lettera dipingono una «Francia in pericolo« e denunciano «una disintegrazione che colpisce la nostra patria attraverso un certo antirazzismo» che, secondo loro, mirerebbe «a creare nel nostro paese un malessere, un odio tra le comunità». Secondo i militari le cause sarebbero «l’islamismo e le orde delle banlieue».Pertanto, i leader alla guida della Francia dovrebbero «trovare il coraggio necessario per sradicare questi pericoli, applicando senza debolezza le leggi già esistenti».

Una presa di posizione pubblica da parte di alcuni soldati, anche se in pensione, è una cosa molto grave ed è punita molto severamente secondo l’articolo  L4121-2 del Codice della difesa che peraltro vieta espressamente ai militari di esprimere pubblicamente le proprie opinioni personali sulla religione e la politica. Ancora più grave è il richiamo ad un colpo di stato: «se niente verrà fatto e il lassismo continuerà a diffondersi inesorabilmente nella società, alla fine provocherà un’esplosione e l’intervento dei nostri compagni in servizio [militare] in una pericolosa missione per proteggere i nostri valori di civiltà e per salvaguardare i nostri connazionali». 

È difficile, al momento, sapere con certezza quanto questa minaccia sia credibile, cioè quanti militari siano effettivamente coinvolti. Secondo il quotidiano Le Parisien non è stato ancora verificato il numero preciso di militari in pensione e in servizio attivo presenti tra i 1200 firmatari, anche perché alcuni nomi sarebbero stati aggiunti successivamente alla pubblicazione della lettera. Rimarrebbe, inoltre, da verificare se alcune firme non siano dei doppioni e se non siano stati inseriti dei nomi senza consenso.

L’episodio, comunque, va contestualizzato tenendo di conto anche dello scandalo scoppiato appena un mese fa, a marzo, dopo la pubblicazione di un’inchiesta di Mediapart che svelava la presenza di neonazisti nelle fila dell’esercito, soprattutto nella Legione Straniera. Inoltre, bisogna tenere di conto un andamento di medio periodo di radicalizzazione della società francese, le cui conseguenze si erano già viste con le proteste dei gilet gialli e con il consolidamento di Le Pen sia nei sondaggi che nelle elezioni del presidenziali del 2017 ed europee del 2019 – il trend di crescita del Rassemblement National risale anche più indietro nel tempo. Peraltro la Francia è in campagna elettorale: le prossime elezioni presidenziali sono tra un anno, ma già il 20 e il 27 giugno si vota per le regionali e le dipartimentali. Per strappare elettori a Le Pen il governo guidato da Emmanuel Macron ha cercato, negli ultimi mesi, di appropriarsi di alcuni temi e linguaggi della destra, cercando di far approvare delle proposte di legge dal parlamento che strizzano l’occhio a un certo tipo di elettorato, come la contestata legge sulla sicurezza globale. La legge, recentemente approvata dal parlamento, va inoltre ad aggravare il fenomeno della militarizzazione della polizia che contribuisce ad alimentare le tensioni in seno alla République. Le elezioni, comunque, si giocano su un terreno di radicalizzazione politica anche a fronte degli attentati di questi mesi che hanno avuto luogo in Francia legati al fondamentalismo islamico, come l’assassinio dell’insegnante di liceo Samuel Paty a dicembre 2020 e l’ultimo a Rambouillet il 23 aprile dove un’impiegata del commissariato locale è stata sgozzata da un tunisino radicalizzato. Non certo di minore importanza è il crescente antisemitismo in Francia che, assieme all’islamofobia, viene utilizzato negli ambienti di estrema destra per alimentare le retoriche d’odio.

Se l’intervento dei militari è in parte dovuto alla radicalizzazione della società francese, esso si lega anche alla politicizzazione delle forze armateun fenomeno presente in parte pure in Italia. L’esercito viene considerato – e si considera – il difensore della Nazione, del popolo e delle sue istituzioni, indipendentemente dall’affiliazione politica del governo. Quando le Forze Armate ritengono di trovarsi di fronte ad una “degenerazione” rispetto al dettato costituzionale e alla storia patria, si verifica la politicizzazione: attraverso i quadri militari, l’esercito si avvicina quindi ad affiliazioni politiche, generalmente estremiste, per “riportare l’ordine”, oppure sceglie di intervenire direttamente con un colpo di stato. L’ultima volta che ciò è accaduto in Francia è stato con il putsch dei generali del 21 aprile 1961, quando alcuni ufficiali e militari impegnati nella guerra d’Algeria tentarono di destituire l’allora presidente della repubblica Charles de Gaulle. Quattro anni prima, il 13 maggio 1958,un altro colpo di stato guidato dai militari, sempre a causa della guerra d’Algeria, era stato sventato.

La Francia non è l’unico paese ad avere dei problemi con le infiltrazioni dell’estrema destra nelle file dell’esercito o con la politicizzazione dei suoi quadri: l’anno scorso un reparto delle forze speciali è stato sciolto dal governo tedesco a causa dei legami con il neonazismo; durante le proteste per l’uccisione di George Floyd si verificò un uso politico e personalistico delle Forze Armate da parte di Donald Trump, anche se subito dopo i quadri militari presero le distanze dal tentativo strumentale dell’allora presidente.

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