Parigi prima dell’apertura dei giochi olimpici assume un volto nuovo. Se passeggiare per le vie della Ville Lumière è sempre stata una delle attività più celebri, perlomeno da quando è nato il fenomeno dei flâneursnell’Ottocento, ad oggi tale attività è resa più difficile dai dispositivi di sicurezza che hanno transennato molti luoghi sensibili di Parigi – sono circa 44.000 le transenne e le griglie che sono state montate – rendendoli, in alcuni casi, interdetti al passaggio delle persone, come alla Tour Eiffel o sul lungo Senna.

Proprio la Senna sarà al centro della cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi che per la prima volta si svolgerà non in un luogo chiuso, ma su un fiume. Per questa ragione, sulla Senna i controlli sono più serrati che altrove, tant’è che alcuni ponti sono stati chiusi e residenti – che in certe vie devono mostrare un QR Codeper superare i controlli di sicurezza – e turisti devono adeguarsi alla divisione tra zone di rischio della città e alle conseguenti chiusure che rendono non solo più complicato passeggiare, ma anche prendere i trasporti perché alcune stazioni metro sono state chiuse. Il motivo è anche nel rischio di attentati terroristici jihadisti, ma anche di possibili interferenze da parte di supporter di Mosca.
I numeri delle forze dell’ordine impiegate per la sicurezza delle Olimpiadi rendono l’idea dell’imponenza dei sistemi securitari in atto: circa il novantasette per cento delle forze dell’ordine sono state mobilitate anche con turni di dodici ore e un solo giorno di riposo. Si contano circa 30.000 poliziotti e gendarmi dispiegati e 20.000 agenti di sicurezza privata, cifra che non tiene di conto gli agenti privati che restano a disposizione pronti a coprire i casi di assenteismo, e 10.000 militari dell’operazione Sentinelle, l’operazione approntata per rispondere agli attentati e di cui è stata varata una variante apposita per le Olimpiadi. Cifre cui devono aggiungersi i membri delle forze dell’ordine inviate in supporto da alcuni paesi partecipanti ai Giochi. Al contempo, il Ministro degli interni ha ordinato centinaia di controlli domiciliari e misure di sorveglianza preventiva.
L’impressione è di trovarsi in una città militarizzata come raccontano a L’Eclettico alcuni parigini che sottolineano la forte presenza di poliziotti e militari quasi ovunque, lamentandosi dei controlli di sicurezza nelle metro, che scattano quando qualcuno dimentica una borsa o uno zaino, che creano ritardi. Tutto questo, effettivamente, non si vedeva dal 2019, quando ancora il sistema di difesa dagli attentati era a pieno regime. Come allora capita di trovarsi in vagoni della metro con otto-dieci esponenti delle forze dell’ordine o soldati. Passeggiando, invece, nei pressi di Parc Montsouris nel quattordicesimo arrondissement, si vede pattugliare il parco da sei-sette militari armati con i mitra. Arrivato alla Cité Universitaire, celebre luogo di ospitalità di migliaia di studenti e ricercatori provenienti da tutto il mondo ed eretto al termine della Prima guerra mondiale con un intento che era anche pacifista, troviamo poliziotti armati fino ai denti. La paura è alta e il nervosismo palpabile, tant’è che mentre chi scrive si trovava a Montmartre a scattare delle fotografie ad alcuni soldati in pattugliamento per documentarsi per questo articolo uno di loro con aria minacciosa ha scosso il dito nella sua direzione, come ad intimare di smettere.
Se Parigi è famosa per essere la città della foule, come cantava la cantante parigina Édith Piaf, la conseguenza di questi giochi è anche quella di averla resa una città vuota dei suoi abitanti – anche se la festa mobile, come l’avrebbe definita lo scrittore americano Ernest Hemingway, è sempre presente. È l’effetto degli inviti, rivolti ai residenti, promossi dal governo e dal comune a non rimanere in città o a ricorrere più spesso allo smart working così da ridurre l’uso dei mezzi. Basta prendere una metro, infatti, per imbattersi in qualche cartellone pubblicitario che invita a spostarsi a piedi o in bicicletta. Ciò non è solo una questione di sicurezza per il rischio attentati, ma anche di logistica: evitare l’affollamento nei mezzi pubblici, specialmente nelle zone dove si svolgeranno gli eventi, per non fare figuracce con il resto del mondo – motivo per cui sono state previste delle indicazioni rosa nelle metro che indicano i percorsi migliori per raggiungere i luoghi dei Giochi. Al contempo, ridurre il traffico significa garantire agli atleti spostamenti ai campi di gara in meno di mezz’ora per non incidere sulla loro performance. Una grande sfida in una città come Parigi. Ma di sfide il governo francese ne ha accettate tante come la decisione di rendere balneabile la Senna così da potervi svolgere alcune delle gare di nuoto e di triathlon. Uno sforzo immane dal punto di vista ingegneristico – è stata addirittura costruita una diga sotterranea – ed economico che si aggira intorno agli 1,4 miliardi di euro, cifra che ha fatto storcere il naso a molti: quei soldi sarebbero potuti essere dirottati in strutture di assistenza per i tanti clochard che, invece, sono stati spostati dalle forze dell’ordine fuori dal centro.

Nonostante gli sforzi molti ancora sono i clochard senza aiuto nelle strade di Parigi così come diverse sono le situazioni di forte disagio, soprattutto per le donne come mi confermano alcune residenti che mi dicono che sotto questo punto di vista la sicurezza non è affatto migliorata, vista la frequenza con cui vengono seguite o dei commenti che subiscono.
Vedremo nel corso del tempo se effettivamente gli investimenti fatti per cambiare Parigi porteranno ai risultati desiderati. Già ad oggi molte rues sono cambiate, perché sono state riasfaltate o sono state messe delle aiuole floreali, così come ad alcune linee metro sono state aggiunte delle fermate nelle banlieues perché parte del progetto è anche riqualificare le periferie cercando di renderle parte di Parigi. È anche per questo che molti degli eventi di queste Olimpiadi si svolgeranno nel dipartimento di Seine-Saint-Denis che ospita l’omonima banlieue considerata tra le più degradate. Uno sforzo che, comunque, ha escluso altre realtà, come Créteil, banlieue a sud di Parigi dove pochi giorni fa una rissa tra bande rivali è sfociata nell’uso delle armi e nel decesso di una persona.

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Cofondatore de L’Eclettico, ricercatore post-doc e giornalista freelance. Mi occupo di storia degli Stati Uniti e relazioni internazionali, soprattutto tra USA, Francia e Italia. Sono esperto di Woody Guthrie, folk e politica americana, conflitti e militarizzazione della polizia, propaganda e diplomazia culturale. Sempre con lo zaino in spalla, non ho vissuto sempre dove vivo adesso, ma ho sempre avuto la mia chitarra e la letteratura al mio fianco. Ho fatto una scelta di parte, quella di cui canta Springsteen in “The Ghosts of Tom Joad”.