Il 30 gennaio Bruce Springsteen ha preso parte al concerto benefico organizzato dal chitarrista Tom Morello per raccogliere fondi a favore delle famiglie di Renée Good e Alex Pretty, uccisi dall’ICE. Springsteen ha suonato la sua nuova canzone, “Streets of Minneapolis”, dedicata ai morti e alla resistenza degli abitanti di questa città alle violenze dell’ICE e di Donald Trump, e ha poi suonato con Morello “The Ghosts of Tom Joad”. Sul retro della chitarra, poi sollevata da Morello, era scritto «Arrest the president», un’affermazione forte, anche perché collocata all’interno di “The Ghosts of Tom Joad” che è una delle canzoni più radicali di Springsteen. Lo è per il personaggio che da il titolo alla canzone, Tom Joad, protagonista del celebre romanzo di John Steinbeck The Grapes of Wrath (1939), conosciuto in Italia conosciuto con il titolo di Furore. Un personaggio che incarna la coscienza di classe e nel momento in cui esce di scena, perché ricercato per l’omicidio di un vigilantes compiuto per legittima difesa, risponde alla madre che gli chiede come farà a sapere che starà bene: 

Then I’ll be all aroun’ in the dark. I’ll be ever’where—wherever you look. Wherever they’s a fight so hungry people can eat, I’ll be there. Wherever they’s a cop beatin’ up a guy. I’ll be there. […] I’ll be in the way kids laugh when they’re hungry an’ they know supper’s ready. An’ when our folks eat the stuff they raise an’ live in the houses they build—why, I’ll be there.

Springsteen riprende quello che è il pezzo centrale del romanzo, la sua chiave, e la trasforma nei versi

Now Tom said, “Mom, wherever there’s a cop beatin’ a guy

Wherever a hungry new born baby cries

Where there’s a fight ‘gainst the blood and hatred in the air

Look for me mom I’ll be there.

Wherever somebody’s fightin’ for a place to stand

Or a decent job or a helpin’ hand.

Wherever somebody’s strugglin’ to be free,

Look in their eyes ma you’ll see me.”

La storia di Tom Joad è una storia che riguarda le violenze della polizia e che oggi acquisisce nuova attualità per quello che l’ICE e altri agenti federali stanno commettendo negli Stati Uniti. È anche una storia che parla dello sforzo delle persone comuni per avere una vita decente, nonostante il capitalismo li costringa alla povertà e ai debiti. Sotto questo punto di vista “The Ghosts of Tom Joad” ha al centro il sorrow, quel sentimento di dolore e il rimpianto dovuto allo spaesamento che è, peraltro, la condizione di Tom Joad finché non acquisisce la coscienza di classe. Spaesamento che simboleggia, nella rilettura data da Springsteen negli anni Novanta quando registrò la canzone e, probabilmente, oggi, l’America – di una larga parte d’America – di fronte alla presidenza di Donald Trump. La canzone di Springsteen è infatti ambientata di notte, con un gruppi di uomini che camminano lungo la ferrovia, spaesati, in cerca di qualcosa perché hanno perso tutto e infatti «famiglie dormono nelle loro macchine». Non siamo abituati in Europa a pensarci, ma negli Stati Uniti sono diffuse le tendopoli di chi ha perso tutto a causa del capitalismo. Ed è a questa consapevolezza che Springsteen/Tom Joad parla. Ciò di cui sono in attesa queste persone, comunque, è l’unione, che qualcosa o qualcuno dia una direzione per «combattere per i propri diritti». E quel qualcosa è rappresentato dallo spirito di Tom Joad che arriva alla fine della canzone, quando Springsteen canta nell’ultimo verso «I’m sitting down here in the campfire light/With the ghost of Tom Joad». In questo modo Springsteen infonde, nel solco della tradizione folk, fiducia nell’unione e nella capacità del popolo americano di abbattere l’oppressione, di farcela perché lui, come Tom Joad, è e sarà al loro fianco. Springsteen/Tom Joad stanno dicendo che c’è un’America alternativa a Trump – una contrapposizione tra ciò che dovremmo essere e il tradimento di ciò compiuto dall’avidità e dalla crudeltà di persone come l’attuale presidente – e che a essa dobbiamo tendere. 

Tom Joad

Tom Joad è un personaggio centrale della cultura e del linguaggio politico americano. La sua influenza è stata talmente ampia che persino Woody Guthrie, il più influente artista folk statunitense, gli dedicò una canzone, “Tom Joad”, pubblicata nel suo primo album, Dust Bowl Ballads del 1940 – album in cui altri personaggi di “The Grapes of Wrath” emergono in altre canzoni. Nello scrivere “Tom Joad” Guthrie si era ispirato soprattutto al film che John Ford aveva realizzato nel 1940 dal romanzo di Steinbeck e alla canzone “I Dreamed I Saw Joe Hill Last Night”, canzone scritta da Alfred Hayes ed Earl Robinson e registrata da Paul Robeson nel 1936. Al centro di questa canzone è Joe Hill, celebre sindacalista degli Industrial Workers of the World (IWW), un sindacato anarco-comunista che ha avuto una larga influenza sul radicalismo statunitense, condannato a morte per un omicidio sulla base di prove manipolate e indiziarie. Hill non era stato solo un sindacalista, ma anche il più importante autore di canzoni degli IWW e, in generale, di canzoni sindacali. La sua morte lo rese un martire del movimento e nella canzone “I Dreamed I Saw Joe Hill Last Night” troviamo dei versi che riecheggiano le frasi di Tom Joad, come «where working men are out on strike/Joe Hill is at their side» e «where workers strike and organize/Says he, You’ll find Joe Hill»., come la sua caratterizzazione come una sorta di spirito che è a fianco agli oppressi. E c’è qui un aspetto importante per capire il radicalismo di “The Ghosts of Tom Joad”: l’immortalità, l’irriducibilità della forza che deriva dall’union, dall’unione. 

The Grapes of Wrath

Tom Joad è radicale anche per il contesto a cui fa riferimento The Grapes of Wrath, un romanzo che si basa sulle testimonianze di Steinbeck in qualità di giornalista che nella seconda metà degli anni Trenta documentò l’esperienza dei migranti che dal Sud-Ovest si recavano in California nella speranza di trovare lavoro e un futuro migliore, finendo poi vittima di razzismo, sfruttati come raccoglitori di frutta, ai margini delle città in baraccopoli fatiscenti. Come cantava Woody Guthrie in “Pastures of Plenty”:

I worked in your orchards of peaches and prunes

I slept on the ground in the light of the moon

On the edge of the city you’ll see us and then

We come with the dust and we go with the wind

La loro condizione non era dovuta solamente agli effetti della crisi del 1929, ma all’accumulo di una serie di crisi la cui portata era stata ampliata dalle Dust Bowl, tempeste di polvere causate dall’agricoltura intensiva che negli anni Trenta colpirono il Sud-Ovest, distruggendo raccolti e macchinari, lasciando i piccoli agricoltori nell’insolvenza dei debiti contratti con le banche. 

dust bowler come Tom Joad si erano indebitati per far fronte ai mutamenti del capitalismo e dell’agricoltura che negli anni Venti, con i mutamenti tecnologici, diveniva intensiva e richiedeva maggiori capitali per i macchinari e i fertilizzanti chimici. I piccoli agricoltori, che sentivano quella terra come loro perché coltivata di generazione in generazione, si trovavano così di fronte alla scelta se diventare fittavoli o chiedere prestiti per restare al passo. Era un cambiamento socio-culturale di grandi proporzioni che comportò un forte sentimento di sradicamento socio-familiare. Un mutamento che era incominciato alla fine dell’Ottocento e che portò a contrapporsi alle presidenziali del 1896 William Jennings Brayan, con il Partito democratico e il sostegno del People’s Party – partito populista agrario che nel solco del pensiero di Thomas Jefferson riteneva la Repubblica come fondata da piccoli proprietari terrieri –, e William McKinley per il Partito repubblicano, in favore di un mutamento industriale del paese. Ad essere eletto fu il secondo, ma l’eredità del populismo agrario e la sua influenza sulla politica locale perdurarono nel tempo, la si trovava anche nella presidenza di Franklin Delano Roosevelt nella figura del suo Segretario all’Agricoltura, Henry Wallace, ma anche nel pensiero socialista. Perché l’America è tante cose, anche se in Europa la riteniamo un blocco granitico, ed è anche pensieri radicali, socialisti e inclini ad una forma di sindacalismo estremamente partecipativa ed in cui il populismo agrario ha continuato ad operare. 

Anche il Minnesota – dove si trovano le principali miniere di ferro del paese, un retroterra quindi working class, come riconosce anche Bob Dylan nella sua autobiografia quando parla dello stato dove è nato e cresciuto – rappresenta un laboratorio midwestern eccezionale, visto anche il sistema di welfare che garantisce ai suoi cittadini e alla radicata presenza di movimenti – perché è in questo iato tra le varie dimensioni, federale, statale e locale, che l’America si realizza – di sinistra. Ed è anche per questo che Trump l’ha presa di mira, perché è l’esempio di un’America che trova realizzazione nelle moltitudini, come cantava il più grande poeta statunitense Walt Whitman, che non vuol dire annullamento del singolo. Piuttosto, l’io che contribuisce a creare la democrazia e viceversa: uno scambio vicendevole di «foglie d’erba» che in Minnesota è multirazziale. Ed è questa America, l’America che cerca di superare il suo difetto di nascita – la definizione è dell’ex Segretaria di Stato di George W. Bush Condoleezza Rice –, cioè il razzismo sistemico, con una visione dello Stato che ha le sue radici nel Novecento e che è ancora influenzata dal welfare capitalismrooseveltiano. 

Dietro a Springsteen e Morello che suonano “The Ghosts of Tom Joad” c’è tutto questo. Ed è per questo che è una risposta radicale e necessaria, perché i tempi che corrono sono senza precedenti, perché Trump è senza precedenti. 

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