Ci sono un bel po’ di cose da festeggiare per i democratici nella vittoria di stanotte a New York e in altre località. Proviamo a vedere per punti di che cosa si tratta, tenendo a mente due cose fondamentali: che la vittoria di Zohran Mamdani a New York è l’affermazione di una visione d’America realmente alternativa a Donald Trump in una delle città più importanti del mondo. Che ne dicano i critici, non era affatto scontata la vittoria di Mamdani, soprattutto con questo distacco perché l’affluenza alle urne è stata straordinaria, con oltre due milioni di elettori, il doppio (letteralmente) rispetto a quattro anni fa. Ed è segnale positivo perché (e questa è la seconda cosa da tenere in mente) si colloca in un contesto di ampie e molto importanti vittorie per i democratici in altre parti del paesi

Tutto questo ci dice una cosa che era già chiara con la vittoria di Joe Biden: che gli elettori democratici stanno cercando una nuova visione d’America che parli di un «better world a-comin’» per citare il folk singer Woody Guthrie e che si fondi su un linguaggio semplice, immediato e soprattutto fatto di proposte concrete. Proposte che parlano welfare, quel sistema smantellato con l’arrivo del neoliberismo, tra la fine degli anni Settanta e i primi Ottanta.

Ricongiungere l’America con le sue aspirazioni, è di questo ciò di cui stiamo parlando. E nel desiderio di risposta rispetto a quella che sembra una promessa tradita (già nel 1980 Bruce Springsteen cantava, a questo proposito, in “The River” « Is a dream a lie if it don’t come true/Or is it something worse) non ci sono solamente i democratici, ma anche gli elettori indipendenti e i repubblicani. Ed è qui un punto che continua ad essere dolente, nonostante i richiami all’unità e all’essere bipartisan di Mamdani e altri politici democratici: che sono due visioni d’America a contrapporsi in maniera radicale

Ma, del resto, i tempi sono radicali, senza precedenti. Un presidente che minaccia di tagliare i fondi federali a NYC se la città avesse votato in favore di Mamdani – una cosa simile l’ha fatta con le midterm argentine, riuscendoci –  è un presidente che non solo ricatta, ma che è sovversivo. Per realizzare il suo programma Mamdani dovrà fare i conti con quell’establishment di New York incarnato da Andrew Cuomo, ma soprattutto con tutto l’ostruzionismo di Donald Trump. Sarà un braccio di ferro. E il neoeletto sindaco ne è consapevole, ha mandato un messaggio chiaro, diretto in tal senso a Trump quando lo ha invitato ad «alzare il volume». Sono gli esiti a non essere sicuri e non parliamo solamente della realizzazione del programma elettorale, ma dei disegni eversivi di Donald Trump. 

Ma vediamo un po’ perché ci sono tante cose da festeggiare e tante cose da capitalizzare per i Democratici. 

New York

La vittoria di Mamdani – con i suoi 34 anni il più giovane sindaco in un secolo, il primo musulmano – è la vittoria di un fronte giovane e multiculturale che ha iniziato a compattarsi intorno ad Alexandria Ocasio-Cortez e Bernie Sanders. Ed è quindi la vittoria dei Democratic Socialist of America, gli eredi del leader del Partito Socialista di Eugene Debs, peraltro citato da Mamdani nel suo victory speech («I can see the dawn of a better day for humanity»). Che ne dicano anche in questo caso i critici, il tour è un successo(forse anche perché il welfare è qualcosa di bipartisan, come dimostra l’approvazione anche tra i repubblicani di Medicaire): secondo il media “Politico” i raduni AOC-Sanders registrano più affluenza di qualsiasi altro evento organizzato dai democratici. A marzo, nella sola Denver (Colorado) hanno partecipato 34 mila partecipanti, cifre che non si vedevano dalla campagna elettorale di Barack Obama del 2008 e superiori alla Democratic National Convention di Chicago del 2024.

Soprattutto, come dicevamo, Mamdani esprime una visione d’America che si contrappone nettamente a quella trumpiana. Mamdani rivendica a NYC e agli USA l’essere stati «built by immigrants» e «powered by immigrants» e in questa rivendicazione ne include un’altra: «today lead by an immigrant» (di origini indiane e ugandesi e nato in Uganda è infatti il nuovo sindaco), con una stoccata a Trump: il riscatto dell’America passa dalla città natale dell’attuale presidente. 

Questa visione d’America parla espressamente della working class e dei loro problemi, aggiungendovi la rivendicazione dei diritti LGBQT+, degli immigrati e delle donne – e non certo antisemita come è stato detto. Un’America composita, multiculturale, sintesi ed espressione del mondo – che è ciò che ne ha garantito per anni, grosso modo, fascino e attrazione agli Stati Uniti. Mamdani critica Trump, parla del rischio di una deriva autoritaria, individua i problemi reali che impoveriscono e fanno soffrire le persone (molte delle loro storie sono state raccontate durante il victory speech), ma lo fa con una visione propositiva e ottimistica. Non è scontato, soprattutto di questi tempi. 

Ci sono altre cose da dire. La prima è che tra le azioni che Mamdani si propone è quella di combattere il costo della vita a NYC e degli affitti. È una dinamica che vediamo anche in Europa, non serve andare a Milano o a Roma per rendersi conto che vivere e avere una casa è sempre più difficile. Se Mamdani riuscirà ciò potrà avere effetti positivi anche da noi, in Europa, perché avremmo una alternativa. Un’alternativa che in Italia arriverebbe in un momento in cui il governo vuole rendere più facili gli sfratti per favorire multinazionali come Airbnb e in cui il ministro Nordio parla di abolire la riforma Basaglia per reintrodurre i manicomi, là dove Mamdani invece vuole costruire un sistema di operatori della salute mentale per rispondere alle chiamate al 911 (ora viene inviata la polizia, una cosa simile succede con l’applicazione del TSO in Italia).  

Virginia, New Jersey, California, Maine, Georgia e Pennsylvania 

Sono l’onda democratica che irrobustisce la vittoria dei Dem. 

  • In Virginia e New Jersey i Dem hanno eletto due donne alla carica di governatore. Il profilo di Abigail Spanberger (la prima donna a ricoprire questa carica in Virginia) e di Mikie Sherrill (che vince un’elezione con ampio margine là dove i sondaggi davano un testa a testa) è diverso da quello di Mamdani (più moderate, un passato in Marina per Sherrill e nella CIA per Spanberger), ma ciononostante ottimi segnali. Perché con margini molto netti e con incremento rispetto al 2021 e alle scorse presidenziali, con un tasso di partecipazione al voto elevato – solamente in New Jersey si è a superata, per la prima volta, la soglia dei tre milioni di voti. Non da ultimo, entrambe le candidate hanno messo al centro della campagna la critica a Trump: la loro vittoria dimostra l’impopolarità del Presidente. 
  • In California, gli elettori hanno largamente approvato una proposta di legge per ridisegnare la mappa dello Stato a favore dei Democratici, che probabilmente garantirà al partito ben cinque seggi alla Camera l’anno prossimo. È stata una proposta del governatore Gavin Newsom (democratico), forte oppositore di Trump e possibile candidato alle prossime presidenziali. 
  • In Maine gli elettori hanno respinto una proposta di legge volta a restringere il voto e approvato una misura che consente alle famiglie di chiedere il ritiro del porto d’armi a un parente in difficoltà. 
  • Georgiauna delle più importanti. I Dem hanno eletto due membri nella commissione per i servizi pubblici. Era dal 2007 che non veniva eletto un democratico in questa commissione statale – la Georgia è uno degli stati più conservatori. 
  • In Pennsylvania sono stati rinnovati i mandati decennali a tre giudici democratici della Corte Suprema dello Stato – uno Swing State in cui ha vinto Trump nel 2014 e nel 2024, ma non nel 2020. 

Se solo un anno fa i Democratici sono stati battuti in tutti e sette gli stati chiave, perdendo il controllo del Senato e senza riuscire a conquistare la Camera, con i vari voti di ieri hanno dimostrato due cose: che possono trovare una visione e un linguaggio alternativo; che possono ancora vincere e nel vincere farlo alla grande.  

© Riproduzione riservata